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Silvia Fiorella

Mentre sono in viaggio, sana e ricorrente abitudine, mi tornano in mente i giorni passati alla "Carlo Chiavazza ".

Sono complessi comeuna cattedrale ma anche semplici come un un canestro di frutta. Quei giorni sono ricchi di storia, di studio, impegnativi per la presenza del " qui ed ora ", del " dove ci troviamo " e cosa, realmente, stiamo vivendo. Sono essenziali e semplici come un incontro, come l'incontro che è avvenuto tra allievi e professori, che sembrava fossero nostri amici da sempre. Vivere in un ambiente professionale, poter ascoltare e vivere accanto a persone, che al di là di ogni inutile distorsione o fantasia, hanno scritto sui giornali e vivere a contatto con chi lo farà, è stato un onore. E' anche questo il rendersi conto del "qui ed ora".

La gente di questa nostra epoca, ha bisogno di capire le proprie fortune, di valorizzarle. Di ricordare e non dimenticare. Di capire che non è la povertà che uccide, ma è il permettere di distruggere la nostra identità, la nostra radice e quello che siamo.
" Rivalutando" i nostri valori, sempre nuove realtà come la " Carlo Chiavazza " nasceranno. Poveri giornalisti d'assalto che hanno scelto di vivere tutto il giorno lontani da casa, senza dormire, o sotto le bombe; e senza nessun riparo, perchè quando dici la verità nessun posto può contenerti. Ma beati i giornalisti d'assalto che sono come l'operaio, come l'imprenditore, come la massaia e anche come l'eroe.

Noi andavamo a scuola e ascoltavamo. Ma non era solo una lezione. Era la presenza di persone che hai la fortuna di incontrare una volta nella vita, tutte lì insieme, a tua disposizione. Ogni persona che ci lavora, dal professore al segretario, al presidente. Una miniera d'oro.  E' la sete di conoscenza che si sente forte. La presenza di ex allievi, che ogni tanto facevano capolino per salutare. Che parlavano di progetti, di passato e di futuro insieme. Progetti vivi, conoscenza viva, mura che sono vive. Perchè senza il " credere", la tecnica e la passione sono utensili vuoti. La struttura inesistente.

La " Carlo Chiavazza" mi ha aiutato anche a capire che è l'analisi attenta di ciò che vogliamo veramente ad aiutarci a rendere veri i nostri desideri.
Ho sognato e cercato la " Carlo Chiavazza". E l'ho vissuta dal mio unico punto di vista. Faccio teatro da quattordici anni e la scrittura mi accompagna sempre. Ora mi accompagnerà nel cuore anche la mia scuola. Con tutto il cuore che può avere solo un bel ricordo.

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Mafalda

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