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Giannetta Eugenio

Mi sono iscritto alla Scuola di Giornalismo perché il mio percorso lavorativo riguardava soprattutto il giornalismo sportivo e mi sarebbe piaciuto poter approfondire aspetti giornalistici differenti.

Alla Scuola di Giornalismo ho imparato a gestire notizie di cronaca, economia, notizie per la radio, a occuparmi di relazioni pubbliche e comunicati stampa. Il programma è serio e ben strutturato, c'è stata grande disponibilità e professionalità da parte di insegnanti e addetti ai lavori. Esistono molti modi di affrontare e gestire una notizia e la capacità degli insegnanti è stata quella di capire le caratteristiche di ogni studente, venendo incontro al suo stile di scrittura per migliorarlo e renderlo più efficace ai fini del lavoro giornalistico.

Eugenio Giannetta. Esercitazione in classe, marzo 2011.  Il tema: “Come celebreranno (o non celebreranno) gli studenti della Scuola di Giornalismo, l’anniversario dei 150 anni dell’’Unità d’Italia”.

Festa 150 anniALLA FESTA TRICOLORE
IO CI VADO, E TU CHE FAI?

Compiere centocinquant’anni e non sentirne il peso. Una donna chiamata Italia, madre di generazioni e generazioni di figli, sta per festeggiare il suo compleanno, ma non tutti i pargoli festeggeranno con lei. Così, almeno, rivelano le testimonianze raccolte  fra gli studenti della "Scuola di Giornalismo Monsignor Carlo Chiavazza" (www.scuoladigiornalismo.it) alla vigilia dei festeggiamenti  previsti per il 17 marzo, data in cui si celebra l’unificazione italiana.

Lontani "anni luce" dal senso di appartenenza alle radici risorgimentali, i ragazzi esprimono pareri diversi. Alessandro Anselmo non nasconde uno scetticismo amaro: “Che cosa dovremmo festeggiare? Gli scandali sessuali del nostro amato premier che in questi giorni ci rendono ridicoli davanti al mondo? O la disoccupazione con la quale i giovani della mia generazione dovranno fare i conti per i prossimi cinque-sei anni?”

Giulia Aprà ha deciso che il 17 marzo non sarà a Torino:  "Mi faccio un bel viaggio a Vienna. Non per fuggire dall’Italia, io amo il mio Paese, sia ben chiaro, ma per stare lontana dai bagni di retorica e di folla dai quali saremo travolti".  Se Ricardo Billia fa sue le parole di Giorgio Gaber ("Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono"), Tommaso Segre, pur prendendo le distanze dal "festival della retorica e del buonismo",  si dichiara pronto a festeggiare, ma a una condizione: "Difendo l’Italia, questo sì, ma l’Italia tutta, dall’Unità al presente. Festeggiare il passato per criticare e infangare l’Italia di oggi, questo no, non mi va".

Anche Carolina Nota fa una premessa: "Certo che partecipo alla festa per l’unificazione  del mio Paese, ma agli scontenti voglio dire una cosa: perché non mettiamo da parte, almeno in questi giorni, i nostri risentimenti e ci troviamo insieme a celebrare la nostra volontà e la nostra gioia di essere italiani?".

Marco De Bastiani è pronto a percorrere le strade fra la folla avvolto in una bandiera tricolore. E Alessia De Marco festeggerà con gli amici davanti a una pizza: "Che cosa unisce oggi il Nord e il Sud, se non la passione per questo piatto meraviglioso?"

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Il mestiere del giornalista? Lo imparo in classe

Mafalda

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