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Billia Riccardo

Variegati, appassionanti, efficaci. Posso riassumerli così, i sette mesi vissuti alla "Scuola Carlo Chiavazza".

Un percorso in grado di farmi scoprire molti aspetti dell’informazione e i suoi principali canali. Ho scelto questo corso perché volevo conoscere in maniera più approfondita la sfera del giornalismo: la sua storia, i metodi per individuare una notizia e le pratiche per diffonderla.
Un’eccellente squadra di insegnanti ci ha affidato la lente di ingrandimento per visualizzare il mondo dello sport, il settore economico e quello multiforme della cronaca. Gli strumenti per realizzare un’intervista, immergerci nell’ambito delle agenzie di stampa e per avvicinarci al mondo delle relazioni pubbliche. Un programma intenso e valido per saper navigare nel mare della comunicazione.

Riccardo Billia. Esercitazione in classe, gennaio 2011. 
Il tema: "Il personaggio che vorrei intervistare".
Intervista immaginaria con Clint Eastwood.

 

Clint EastwoodCLINT EASTWOOD: VI SPIEGO
LA MIA IDEA DELL’ AL DI LA’

“Alla mia età, credo sia naturale pensare alla morte. Chi non lo fa, sarebbe un ipocrita”. Con il consueto garbo che contraddistingue i grandi personaggi, l’ottantenne Clint Eastwood, affronta il tema dell’aldilà. Questo, infatti, è   il filo conduttore di “Hereafter”, il suo ultimo film uscito nelle sale italiane  il 5 gennaio, che sta dividendo pubblico e critica.

Ma lei, Mister Eastwood, ha paura della morte?
No, solo rispetto. E’ una tappa della vita che prima o poi attende tutti.

Pensarci a ottant’anni risulta più naturale. Lo è meno quando ti coglie all’improvviso, come tocca al bambino protagonista di una parte del film. Come lo spiega?
Non ho certo la presunzione di spiegarlo, il  piglio del santone non mi appartiene. Il bambino muore per una fatalità, come accade tutti i giorni purtroppo, ovunque. Ho solamente voluto innescare, con il mio film, domande, dubbi e ipotesi.

Che cosa l’ha spinta a dar vita ad una storia così?
La mia età. Sa, quando hai i capelli bianchi ci pensi più spesso. Ma con consapevolezza, senza paure. E poi mi ha spinto anche  il desiderio di mettere di fronte le persone ad un fatto naturalissimo come la fine della vita.

Crica e pubblico si sono divisi nel giudizio del film.
Questo è un buon segno. Non ho mai amato i  plebisciti.

Come è nato “Hereafter”?
Dalla penna   di un eccellente sceneggiatore come Peter Morgan (quello di “The Queen”, ndr). Io ho cercato di rendere visibile la sensibilità e la discrezione che emergono dal testo.

Lei crede che l’aldilà possa determinare azioni terrene?
Premesso che nella mia vita non ho vissuto esperienze analoghe a quelle del film, penso di sì. Però in casi singolarissimi. La vicenda dei gemelli, nel film, può essere uno. E’ necessario comunque - non importa se siamo scettici  o credenti  -  avere un certo rispetto per il mistero che ci circonda.

Alla sua età, è ancora così vitale e pieno di idee. Ci svela il segreto?
Vivere la vita appieno: essere generosi con se stessi e con gli altri. Può bastare, non crede?

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Mafalda

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