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La decisione di iscrivermi alla "Scuola di Giornalismo Carlo Chiavazza" è nata un pò dalla mia passione per la professione, un pò dal voler fare sempre qualcosa di nuovo e alternativo rispetto ai miei studi universitari.

Frequentando il corso ho imparato a scivere le notizie e soprattutto ad approfondire temi a me poco noti. Ho imparato quali sono le differenze fra le notizie  che vengono date  per radio, televisione o sulla carta stampata, come si scrive di economia, politica, sport, etc.
La grande professionalità degli insegnanti ha permesso un confronto con gli studenti, al di là delle semplici lezioni tradizionali.  Le loro esperienze sono state trasmesse a tutti gli allievi perché ne potessero fare tesoro e utilizzarle per accrescere le proprie capacità. Grazie alle numerose esercitazioni svolte in classe e a casa, alle correzioni e all'aiuto degli insegnanti,  ora posso dire di sentirmi più sicura nel mio stile di scrittura.

Giulia Aprà. Esercitazione in classe, novembre 2010. Tema: “Cronaca della prima lezione alla Scuola di giornalismo”.

Tratto da "Brescia Oggi" 23-07-1992POVERI GIORNALISTI
QUANTI ERRORI

Prima lezione dell'anno scolastico 2010-2011 alla scuola di giornalismo “Carlo Chiavazza”. Sono circa le 19, alle pareti dell’aula sono visibili pagine di giornale incorniciate, sui banchi sono già accesi i i computer che saranno usati dai quindici alunni.  Alle spalle della cattedra c’è la lavagna sulla quale sono rimasti  i segni di una delle lezioni diurne che si svolgono nella scuola (Istituto Levi, Via Madonna delle Salette 14) che ospita il corso.

Entra l’insegnante, Mauro Anselmo (giornalista prima alla Stampa poi a Panorama), e la lezione ha inizio. Vengono subito chiariti gli obiettivi della scuola, che si possono riassumere nello slogan  "Più scrittura, meno chiacchiere", che compare nella home page  del sito (www.scuolagiornalismo.it).

E' chiaro che i ragazzi verranno messi di fronte ai reali problemi della scrittura, del lavoro giornalistico e di quello redazionale,  in un insegnamento che privilegia la pratica del linguaggio scritto rispetto  ai soliti discorsi  di circostanza sul mestiere del giornalista.

Base della lezione  è la “notizia”. Si spiegano le regole basilari  per scrivere un testo: le cosiddette 5 W (ovvero who, where, what, when, why: chi, dove, come, quando e perché); la notizia va contenuta nelle prime righe, quindi il docente fa una riflessione sul titolo  che il redattore dovrà “costruire” basandosi sugli elementi essenziali del testo.

Ma durante la  lezione c’è anche spazio per l’ilarità. Anselmo cita il titolo di un piccolo libro: «Occhielli, titoli, som(m)ari» di Giacomo Danesi (Vannini editrice). Pagine divertenti che contengono  gli errori, le gaffe, le asinerie (da notare il titolo del libro) che l'autore ha raccolto durante gli anni leggendo i  giornali.

Qualche esempio? Ecco il titolo comparso sul quotidiano “Brescia oggi” qualche anno fa : «Si è spento il giovane ustionato». Risate in aula.  Un titolo che si affianca a quello pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”: “Autostrade, occorre investire di più”.

Anselmo ha anche parlato  dell’”arte dell’aforisma”, ossia  di quel genere  letterario  che comincia nell’antichità (“Noi non impariamo per la vita ma per la scuola,” scriveva, per esempio, il filosofo latino Lucio Anneo Seneca Lettere ) e arriva fino a oggi. Un genere che nella brevità del testo e nella profondità dei contenuti ha molto da insegnare dal punto di vista del linguaggio.

La lezione si è conclusa con il compito assegnato ai ragazzi: la stesura di un testo di duemila battute sulla loro prima lezione. «Lo so che per voi non sarà facile”, ha detto l’insegnante. “Ma se volete imparare il mestiere , non c’è altra strada: questa, ragazzi, è la pratica».

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Il mestiere del giornalista? Lo imparo in classe

Mafalda

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