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Alessandro Anselmo

“Dico subito che non è stato facile. Scrivere in modo chiaro, comprensibile,  in uno stile accattivante che,come dicono gli insegnanti della Scuola di Giornalismo,

tenga il lettore incollato al testo, richiede un lavoro non da poco. Non so quante volte ho dovuto riscrivere una notizia di cronaca, rifare un’intervista o un  titolo.
Eppure sono contento di averlo fatto. Perché ora mi sento più sciolto, più sicuro nello scrivere e, soprattutto, più consapevole e rispettoso delle esigenze del lettore. Il lavoro sulla scrittura è un lavoro che facciamo su noi stessi. Anche per questo lo consiglio: perché ci insegna a comunicare con gli altri  e ci rende più consapevoli di quello che siamo”.

Alessandro Anselmo. Esercitazione in classe, gennaio 2011.  Il tema: “Il personaggio che vorrei intervistare”. Intervista immaginaria con Woody Allen.

 

Woody AllenWOODY ALLEN: “HO SBAGLIATO FILM
E ORA FACCIO AUTOCRITICA”

“Lo ammetto. Questo mio ultimo film non è stato all’altezza delle aspettative”.  Chi l’avrebbe mai detto? Woody Allen, per la prima  volta, fa autocritica. Il regista newyorkese, 76 anni, tre Oscar, si confida subito dopo l’uscita di “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” ancora nelle sale cinematografiche. Maltrattato dalla critica, ha ottenuto consensi tiepidi anche dai fan più affezionati.
Davvero il film non le è piaciuto?

A dire il vero, finite le riprese io e i miei collaboratori ci sentivamo abbastanza soddisfatti.

E invece che cos’è  successo?
Ho voluto fare un esperimento. Sono andato di nascosto al cinema, senza farmi riconoscere  e mi sono mescolato alla gente, cercando di carpire i commenti, osservando le facce e le espressioni delle persone. Ho guardato  il film dal loro punto di vista, non dal mio. E ho capito che qualcosa non andava.

Che cosa ha visto?
Un altro film rispetto a quello che credevo di avere girato. Il personaggio di Alfie, per esempio, interpretato da Anthony Hopkins, è fiacco, non trasmette la tensione che vive su di sè. Lascia la moglie per andare con una ragazza che gli prosciuga il conto in banca e si accorge di aver sbagliato tutto, che il mito della giovinezza non fa per lui.

Le hanno rimproverato di non essere stato abbastanza incisivo.
Infatti. I protagonisti vivono la propria insoddisfazione in una superficialità che non riesce ad esprimere in modo più realistico e credibile la loro inquietudine. Il pubblico ha bisogno di capire, di sentire la drammaticità per potersi confrontare con il personaggio. Ha bisogno di soffrire con lui.

Illusione, instabilità, angoscia. Tutti temi a lei cari.
Il film ruota intorno a queste idee. I personaggi vivono male. Chi è infelice con la moglie, chi con il marito, che non riesce a realizzarsi nel lavoro. Ma, a un certo punto, accade qualcosa. Decidono di fare delle scelte. Ma senza rifletterci troppo, lasciandosi trascinare dall’istinto.  Credono che le decisioni che hanno preso siano le migliori per la  vita. E sembra che il caso sia loro complice. Ma tutto va a rotoli e si rendono conto che stavano meglio prima di scegliere.

Un esempio?
Sally (Naomi Watts ndr.),  la figlia di Alfie,  si innamora perdutamente del suo capo, Greg (Antonio Banderas ndr.) ed è convinta che il suo amore sia corrisposto.  Ma non si accorge   che la realtà è ben diversa. Rivedendoli  nella scena seduti sul divano, quando parlano del loro rapporto e lui nega ogni coinvolgimento emotivo verso di lei, mi sono reso conto che l’episodio  è debole, troppo sbrigativo. Dovevo rendere  più incisivi i dialoghi,  creare maggior tensione tra i due personaggi.

Che cosa rappresenta questo film per lei?
Una lezione della quale tenere conto.

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