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Chi Siamo

 Incontro con Livio Caputo.
Incontro con Livio Caputo. Il direttore del quotidiano "La Notte" Livio Caputo (seduto alla scrivania), incontra gli studenti e risponde alle domande sul giornalismo.
Una scuola per appassionati sostenitori del giornalismo

1970.
Nella sede per la "Comunicazione Sociale" in corso Matteotti 11, a Torino, il sacerdote giornalista professionista Carlo Chiavazza (vedi profilo nella pagina web che segue) riunisce attorno a sé la nascente Scuola di Giornalismo che oggi porta il suo nome e dalla quale, in quasi 40 anni di attività, sono usciti centinaia di addetti all’informazione giornalistica.
Molti di essi oggi occupano posizioni di primo piano nei giornali e in TV.

La sede della "Comunicazione Sociale" era prestigiosa. Ma la nostra scuola ha avuto, nel tempo, anche altre sedi, come il Palazzo della Provincia di Torino per la Formazione Professionale, in via Gaudenzio Ferrari 1, accanto alla Mole Antonelliana e all’Auditorium della Rai.

I direttori dei corsi sono stati via via:
Renato Demo (La Stampa), Piero Perona (La Stampa), Bruno Geraci (Rai), Franco Bonacossa (Ufficio Stampa Crt).
I Presidenti, dopo monsignor Chiavazza:
Lamberto Schiatti, Alberto Girello, Giuseppe Chicco, Franco Bonacossa.
I segretari:
Franco Bergesio e Francesco Antonio Ascrizzi
.

Tutti i docenti erano, e sono, impegnati quotidianamente nel giornalismo attivo: redattori di giornali, riviste, televisioni, grafici, fotocronisti, addetti stampa e relazioni pubbliche. E anche direttori di prestigiose testate, come Livio Caputo (direttore del quotidiano "La Notte"), Sandro Doglio (direttore di "Illustrato Fiat" e "Stampa Sera"), Michele Torre (direttore della "Gazzetta del Popolo" e "Stampa Sera") Beppe del Colle (attuale direttore de "Il nostro tempo").

Molti anni accademici sono stati inaugurati da noti personaggi del mondo dell’informazione, come Piero Angela, Lilly Gruber, Furio Colombo, Demetrio Volcic.

A lezione con Dino ZoffA lezione con Dino Zoff. Il giornalista Angelo Caroli (a destra nella foto) presenta agli allievi della scuola il portiere e commissario tecnico della nazionale di calcio Dino Zoff.

Chi era CARLO CHIAVAZZA

UN MAESTRO. NELLO SCRIVERE, COME NEL PARLARE, ERA DI UNA SEMPLICITÀ CHE TRASFORMAVA LE PAROLE IN IMMAGINI.  CI HA INSEGNATO CHE IL GIORNALISMO È FANTASIA, CREATIVITÀ, ENTUSIASMO, E ANCHE IMPROVVISAZIONE SULL’ATTUALITÀ.

Carlo Chiavazza era nato nel 1914 Sommariva Bosco, in provincia di Cuneo. I suoi genitori erano contadini. Sacerdote a 23 anni. A 29 tenente cappellano degli Alpini, divisione tridentina. Nel 1943, in piena guerra mondiale, don Carlo partecipò alla battaglia del fiume Don e alla tragedia della ritirata dal Don a Nikolajewka. Fu uno dei 19 mila alpini sopravvissuti sui 60 mila che erano partiti.
Tornato in Italia, diventò giornalista e raccontò con straordinaria drammaticità quegli eventi in un libro intitolato "Scritto sulla neve". Un libro apprezzato e ricercato ancora oggi.

La scuola di Giornalismo fu intitolata a mons. Carlo Chiavazza subito dopo la sua morte avvenuta il 28 dicembre 1981. Un gesto d’amore e di stima per chi, all’inizio degli Anni ’70, aveva accolto la nascente scuola nella sede della "Comunicazione Sociale", in corso Matteotti 11, a Torino, e ne era stato per tantissimi anni presidente attivo ed entusiasta.
C’era inoltre ammirazione per chi, come lui, aveva svolto il mestiere di giornalista con vera maestria.
Direttore dal 1946 del settimanale "Il Nostro Tempo" di Torino e in seguito anche del quotidiano "L'Italia" di Milano, aveva raccolto attorno a sé schiere di giovani che, una volta formati, trovarono posto pressoché in tutti i giornali italiani.

La copertina del volume: “Scritto sulla neve” di Carlo ChiavazzaGiornalista e scrittore. La copertina del volume: “Scritto sulla neve” di Carlo Chiavazza, che è stato ristampato in cinque edizioni.

Carlo Chiavazza con copia del settimanale “Il Nostro Tempo” del quale fu direttore Direttore dal 1946. Carlo Chiavazza con una copia del settimanale "Il Nostro Tempo".

A quegli allievi aveva insegnato, come ha ricordato Piero Bianucci de " La Stampa", "che il giornalismo è fantasia, creatività, entusiasmo, improvvisazione sull’attualità".
Ma aveva anche insegnato che non si improvvisa se non si ha una ferrea preparazione, come lui la intendeva e la nostra scuola cerca di realizzare. Don Carlo era contro le imbalsamazioni, le regole burocratiche, le ideologie paralizzanti. Era soprattutto contro i paurosi, i vili e i conformisti.
Questa sua visione del mondo don Carlo la infondeva a tutti. Ricorda ancora Mariapia Bonanate, oggi condirettore de "Il Nostro Tempo": "Nello scrivere, come nel parlare, era di una semplicità che trasformava le parole in immagini. E aveva anche un’altra grande dote: la generosità".
E Beppe Del Colle, direttore de "Il Nostro Tempo": "Ha cercato di far capire quanto fosse essenziale la battaglia dell’etere e si è sforzato di organizzare centri per le comunicazioni sociali e scuole di giornalismo". Così oggi questa scuola, la sua scuola, a 30 anni dalla scomparsa, vuole ricordarlo, con pochissime parole, a chi è attratto dall'avventura che si chiama giornalismo.

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Il mestiere del giornalista? Lo imparo in classe

Mafalda

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